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Unicredit La Slovenia resta un rischio

Sarà la Slovenia ad aumentare il rischio di vulnerabilità del sistema bancario europeo, già di per sè grave e altissimo anche se con varie differenze all’interno del sistema europeo? Il dubbio non è da poco soprattutto se a renderlo certezza è Unicredit. Proprio da Unicredit, infatti, arriva l’allarme circa il pericolo di volatilità dei mercati e la mancanza di fondi che investirebbe, oltre all’economia di Lubiana, anche tutto il resto del continente. Si tratta perciò di ripulire letteralmente il sistema di credito della nazione che sempre più spesso è stata additata come un pericolo ingente per il fragile panorama del Vecchio Continente. Già a gennaio del 2013 era circolata la notizia secondo cui Unicredit Slovenia non avrebbe preso parte al meccanismo di privatizzazione del sistema bancario. Le previsioni della stessa banca, intanto, non sono favorevoli per la fine del 2013, con un calo previsto del Pil di circa l‘1,3%. LA situazione della Slovenia era da tempo (ma lo è tutt’ora) particolarmente delicata, con un pericolo di richiesta di aiuti a Bruxelles che aleggia da tempo sulla sua testa e il piano di privatizzazione nasceva proprio per evitare di dover essere la prima nazione a dover chiedere l’intervento della Bc. In linea generale, a dover essere venuti erano i “gioielli di famiglia” ovvero una ventina di società tra cui la seconda banca Nova Kreditna Banka Maribor (Nkbm). Non solo, ma oltre a questo era stato previsto anche un aumento dell’Iva, dal 20 al 22%. Evidentemente il rimedio all’italiana sta insegnando a molte nazioni. Un insegnamento negativo.